Il   tema di questo progetto riveste un  particolare interesse, sia per l’intrinseco valore del sito, un complesso sistema di giardini, “pertinenze” ed architetture, la cui matrice berniniana è ormai avallata da ragionamenti critici e prove documentarie, sia per le  caratteristiche “materiche”  dei beni oggetto dell’intervento.

Infatti i parchi ed i giardini sono composti, oltre che dagli episodi architettonici che ne caratterizzano i punti salienti, anche e soprattutto dagli elementi vegetali, organismi viventi  soggetti a notevoli trasformazioni nel tempo. 

Già nella prima metà del XIX secolo, Herman von Puckler – Muskau, sottolineava questa particolarità nel modo seguente: “E’ impossibile, nel modo più assoluto, ottenere che un parco (…) conservi, crescendo, l’aspetto originario, sia pure ovviamente in proporzioni diverse, e che l’insieme si presenti con le sue componenti in un rapporto reciproco immutato, perché la natura non è calcolabile a priori con matematica precisione e il tentativo di mantenere la nostra opera come era agli inizi si risolverebbe in una grande ed inutile perdita di tempo. Noi, infatti (…) non siamo in grado di fornire un’opera immutabile e conclusa in sé (…) e i nostri quadri non sono statici, bensì in incessante divenire.”

 

Tutto ciò introduce molto bene alle difficoltà che si incontrano nel definire un corretto ambito disciplinare, quando dal restauro dell’architettura si sconfina nel restauro di opere e manufatti vegetali, cercando di conservare ciò che per natura è mutevole.

Tuttavia, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, a cominciare dalla stesura della Carta Italiana dei Giardini Storici (Firenze 1981), sono state meglio definiti le metodologie di approccio a questo particolare settore e gli specifici indirizzi culturali, per cui oggi, nell’affrontare simili tematiche, è possibile trovare dei punti di riferimento sicuri, quantunque non sempre univoci.

Rammentiamo in proposito che nel nostro paese si preferisce  restaurare un giardino o un parco senza ripristinare le parti ormai scomparse, mentre in altre nazioni, quali la Francia e la Gran Bretagna, in presenza di documenti storici sicuri che attestino la primitiva configurazione, si è portati a ricreare l’assetto originario. 

Alla base di un corretto intervento di restauro, comunque, ci deve sempre essere un’indagine conoscitiva, spesso interdisciplinare, che va dal reperimento di fonti storiche ed archivistiche, al rilievo botanico e forestale, fino all’indagine archeologica, necessaria ad investigare resti e reperti ricoperti dal terreno.

Questo è ben evidenziato anche dalla “Carta“ del 1981, quando, all’articolo 15, dice che “ ogni restauro e a maggior ragione ogni ripristino (…) dovrà essere intrapreso solo dopo uno studio approfondito che vada dallo scavo alla raccolta di tutta la documentazione concernente il carattere scientifico dell’intervento.” 

 

Il metodo adottato per Lamporecchio segue rigorosamente questi indirizzi disciplinari, poiché un’approfondita ricerca, basata su fonti bibliografiche e soprattutto archivistiche, ha consentito  di ricostruire le vicende evolutive di questo territorio, a partire dall’assetto documentato nel  “Campione Rospigliosi” del 1675, fino alle trasformazioni apportate durante la prima metà del XX secolo. Alcuni scavi eseguiti poi sul fondo del cosiddetto “Pescaione” hanno portato alla luce  le porzioni residue dell’originaria pavimentazione, costituita da un getto uniforme eseguito con calce, ghiaia e  ciottoli di pietra. Si sono rinvenuti anche alcuni frammenti che dimostrano come un tempo, sui basamenti in pietra ancor oggi visibili sul muro maestro di questo invaso, fossero collocati alcuni vasi in cotto da coronamento, posti secondo la moda dell’epoca ad arricchire la struttura.

 

L’attenzione alla stratigrafia storica, ancora ben evidente “in loco,” ed un corretto approccio disciplinare all’intervento hanno portato a non privilegiare alcuna epoca rispetto ad un’altra,

ma piuttosto a cercare di far coesistere le testimonianze di periodi diversi in un sistema coerente e rispondente alle nuove esigenze funzionali dell’area, destinata a diventare un parco pubblico aperto non solo alle comunità della zona, ma anche a flussi turistici più ampi..

La sua posizione di collegamento fra il complesso monumentale del palazzo Rospigliosi, già sede di ricevimenti ed altre iniziative, ed il centro del paese, dove il recente restauro del Teatro Comunale ha creato un altro importante polo di attrattiva culturale, farà si che, una volta eseguito l’intervento, si ricostituisca  in quest’area un “unicum” paesaggistico e monumentale di notevole importanza per tutta la Valdinievole.

Il raggiungimento di questo obbiettivo avrà positive ricadute sia sul contesto socio-economico della zona, sia sulla qualità ambientale del territorio circostante, dato che verrà sottratta ad un processo di irreversibile degrado un’importante testimonianza  storica e culturale, altrimenti destinata a scomparire.

Il progetto, inoltre, compatibilmente con le esigenze di tutela e conservazione, ricerca la massima funzionalità per la fruizione collettiva del bene,  ponendo anche attenzione agli aspetti didattico-informativi.

Si prevede infatti di installare tutta una serie di pannelli destinati a comunicare agli utenti del parco, in modo chiaro e sintetico, la complessità dell’ambiente circostante (tavole con la stratigrafia storica, elaborazioni che consentano di confrontare l’assetto originario con le tracce visibili in loco, quadri informativi sugli aspetti botanici e naturalistici).

La visita ai “Giardinetti”, quindi, rappresenterà un’occasione, oltre che per godere di un momento di svago e relax, anche per compiere un percorso di conoscenza in mezzo a episodi carichi di stimolanti curiosità.

 

Il restauro del parco realizzerà una fondamentale cerniera spaziale ed ambientale fra la zona monumentale di Spicchio, dove il berniniano palazzo Rospigliosi è già sede di importanti iniziative culturali, e l’edificio del Teatro e della Biblioteca Comunale, destinato a diventare un importante cardine per la vita culturale dell’area, dato che esso dovrà accogliere, oltre alla normale attività teatrale, anche convegni  ed altre simili manifestazioni.

Si verrà quindi a costituire un vero e proprio percorso museale che dal centro  di Lamporecchio, attraverso le emergenze architettoniche, paesaggistiche e botaniche del parco, condurrà il visitatore alla villa Rospigliosi ed al suo splendido contorno (Allegato 1).

La valorizzazione di questo sistema culturale locale, che per il suo rilievo è destinato ad avere un considerevole bacino di riferimento, rientra già fra le finalità di alcuni importanti programmi sovracomunali, quali:

·        Il Protocollo d’intesa per il Sistema Museale della Valdinievole,  stipulato con la Provincia di Pistoia nel 2003 per creare, fra le altre cose,  “itinerari tematici tali da garantire un flusso continuo dal museo al territorio e dal territorio al museo”;

·        La Conferenza dei Sindaci del Montalbano, di cui fanno parte tutti i Comuni del Montalbano pistoiese e fiorentino;

 Il PASL (Patto per lo Sviluppo Locale), approvato dalla Provincia di Pistoia e trasmesso alla Regione Toscana, in cui questa zona risulta fra quelle da riqualificare e valorizzare.

 

Oltre al valore ed all’importanza del bene oggetto d’intervento, occorre a questo punto sottolineare alcuni elementi particolari introdotti da questo progetto nel programma di recupero dell’area dei “Giardinetti”.

La ricostituzione a scala ambientale del complesso sistema formato dal palazzo Rospigliosi e dal suo parco, e la loro unione con il polo Teatro – Biblioteca, è sicuramente un fatto da non sottovalutare, poiché può introdurre fattori innovativi nel panorama culturale locale.

Il sistema, infatti, potrà fornire importanti occasioni per la crescita del turismo culturale nella zona e per lo sviluppo di servizi legati alla didattica ambientale e storico – culturale.

L’Amministrazione Comunale, che da tempo ha stabilito una proficua intesa con la proprietà della villa di Spicchio per iniziative di vario genere, intende rafforzare questo rapporto per promuovere e valorizzare l’intero complesso monumentale legato alla memoria di Clemente IX e di Gianlorenzo Bernini.

Si prevede quindi l’organizzazione di visite guidate, attraverso questo ideale percorso museale, rivolte soprattutto alle scolaresche,  non solo dell’area pistoiese e fiorentina, ma anche di altre  parti del nostro paese. Le informazioni sui contenuti e sulle possibilità offerte dalle visite saranno disponibili sulla rete web e gestite dalla Biblioteca Comunale.

 

Anche la segnaletica didattico – informativa progettata per il parco rappresenta un motivo di novità sia per i contenuti, che per i materiali previsti. Infatti, essa non si limiterà a fornire le sole informazioni sui servizi dell’area, come spesso avviene, ma approfondirà mediante schemi, riproduzioni e testi gli aspetti storico culturali e naturalistici  più significativi del parco. Il visitatore avrà così a disposizione un utile strumento per capire gli episodi che di volta in volta vedrà lungo il suo itinerario.

 

Il progetto prevede alcuni interventi rivolti al restauro conservativo degli episodi architettonici presenti nel parco (il rudere belvedere, il pescaione, i muri della sistemazione seicentesca, il ponte sotto cui passava la vecchia strada per Larciano), altri finalizzati alla cura, al mantenimento  ed al ripristino dell’apparato vegetale dell’area.

Per i primi si applicheranno le metodologie proprie del restauro architettonico, con qualche sconfinamento  nel restauro archeologico a causa della particolare natura di alcuni manufatti.

Le opere previste sulla parte vegetale, invece, non potranno seguire il criterio della sola conservazione,  che mal si addice alle piante, le quali hanno un ciclo biologico ben determinato nel tempo che le porta a crescere, svilupparsi e morire. Ecco dunque che in questo ambito particolare, accanto al concetto di “conservazione”,  vanno introdotti anche quelli di ”integrazione” e “sostituzione”.

Per maggior chiarezza, nell’affrontare la descrizione dell’intervento, si è preferito suddividere  l’area in sette zone significative (vedere anche allegato 2):

1.      Il nuovo ingresso pedonale, previsto sulla vecchia strada per Larciano oggi dismessa (vedere Tav. 3 e  relazione storica).

2.     Il viale vecchio, che partendo dal pescaione trova continuità nella “redola del chiuso”, al di là della strada provinciale, e fa parte delle sistemazioni seicentesche.

3.     Il viale nuovo, che costituisce l’attuale ingresso pedonale e carrabile  con andamento diagonale a partire dalla strada provinciale.

4.     La zona del pescaione, che rappresenta forse l’elemento più significativo dell’assetto del XVII secolo.

5.     I Giardinetti,  l’ampio parterre suddiviso in vialetti radiali che si trova a monte del pescaione.

Il bosco di pastura  ovvero l’area boscata interposta fra le sistemazioni suddette e la zona sportiva.

 

La prima esigenza funzionale, emersa dall’ esame dello stato attuale, è stata quella di dotare la struttura di un ingresso adeguato alla nuova destinazione a parco pubblico. L’attuale ingresso, infatti, è improponibile per un uso collettivo dell’area, dato che si affaccia su una strada provinciale assai trafficata e priva, in quel punto, di marciapiede su entrambi i lati.

La vecchia strada per Larciano, da tempo inutilizzata, che passava proprio  davanti agli ingressi del Chiuso, a valle, e dei Giardinetti, a monte, è subito  sembrata, anche per coerenza con le vicende storiche ed evolutive dell’area, lo spazio più adatto  in cui prevedere un nuovo ingresso per il parco. La sede viaria, che in origine seguiva l’andamento altimetrico del terreno,  agli inizi del XX secolo, con lo sviluppo del centro di Lamporecchio sul margine  sud orientale del Chiuso ed il conseguente livellamento del terreno, subì un abbassamento di quota, che portò alla realizzazione di un soprastante ponte in mattoni  al fine di mantenere la continuità fra la zona dei Giardinetti e quella della ex riserva di caccia dei Rospigliosi. Attualmente una parte di questa strada è stata cancellata dalla realizzazione della nuova viabilità del capoluogo. Resta comunque, oltre al tracciato ancora visibile all’interno della proprietà Cenci, l’arcata del ponte tamponata che si affaccia sul marciapiede di via Verdi, in prossimità del Teatro Comunale.

Il progetto, rimossa la tamponatura posticcia e ripulita e staccata la struttura del ponte dal muro di sostegno in cemento, propone dunque di accedere al parco attraverso l’arcata in laterizio, recuperando così la memoria del vecchio asse viario e  legando il centro del paese ed il suo polo culturale più importante, il restaurato teatro comunale,  ai “Giardinetti” e, più oltre, al palazzo Rospigliosi. 

Il dislivello fra il punto d’ingresso e il “viale vecchio” sarà superato tramite un percorso ricavato sulle due scarpate che, ancora oggi, definiscono il tracciato della vecchia strada. La prima parte di detto percorso, per limitare al minimo i movimenti di terra, grazie alla sua tecnica costruttiva, sarà semplicemente appoggiata sulla scarpata. Il piano del camminamento, infatti, verrà realizzato con ricorsi in legno appoggiati su travi e montanti infissi nel terreno. Le due scarpate saranno collegate da una passerella in legno e carpenteria metallica, mentre il tratto finale del percorso avrà il fondo in terra battuta stabilizzata. Questa soluzione è stata preferita ad altre, che, pur coinvolgendo una sola delle scarpate, avevano tuttavia maggiore sviluppo del percorso ed allontanavano troppo il visitatore dal viale vecchio.

L’intervento in questa zona sarà completato:

·        dal livellamento e dalla ripulitura delle scarpate,

·        dal consolidamento e dalla messa in sicurezza dei resti dei muri in pietra  addossati al ponte,

·        dalla realizzazione di uno spazio pavimentato, collegato al marciapiede di via Verdi tramite una gradonata, che  funzionerà come punto di partenza per il percorso in leggera salita,

·        dalla piantumazione di arbusti rampicanti e ricadenti atti a schermare il muro a retta in c.a.,  che si affaccia su via Verdi.

·        dalla formazione di un “fiume” vegetale, costituito da arbusti fioriti, sul fondo della vecchia strada.

Il visitatore, quindi, una volta passato l’arco d’ingresso, si troverà subito immerso nella realtà naturale del parco e, muovendosi su strutture estremamente leggere e dal limitato impatto, inizierà un percorso nel verde, affacciato e “sospeso” su un “fiume” di fiori colorati.

 

Esso costituisce una delle tracce più importanti dell’originario assetto seicentesco. Rappresenta infatti l’elemento principale di quell’asse visuale e spaziale, che un tempo univa  la parte superiore delle vecchie sistemazioni al Chiuso, grazie anche alla naturale continuità con la “redola” centrale che attraversava tutta la riserva. Ricostituire questa  continuità, che peraltro esisteva fino all’ultimo dopoguerra, quando era presente una passerella pedonale che scavalcava la strada provinciale, rappresenta uno degli obbiettivi caratterizzanti del progetto.

Per questo si prevede la realizzazione di una passerella in metallo e legno, posta a scavalcare l’attuale strada per Larciano e Montecatini. Questo elemento ricreerà così quell’unitarietà spaziale ed ambientale, che era stata, attraverso i secoli, la caratteristica predominante di questo territorio e che, purtroppo, si era persa negli ultimi decenni.

Questo manufatto sarà caratterizzato da una grande leggerezza, ottenuta tramite l’uso del legno lamellare e degli stralli laterali, utili per assottigliare la sezione delle travi portanti, ed accentuata dalla “trasparenza” del parapetto, formato da montanti verticali in ferro e tiranti orizzontali in acciaio. Anche il piano di calpestio, previsto con traversi di legno da montare con interposta una piccola fuga,   contribuirà ad attenuare il “peso”  dell’opera, per un suo migliore inserimento nel contesto paesaggistico circostante.

A monte della passerella, come testimoniano alcuni resti ancora visibili,  il viale vecchio era pavimentato con un acciottolato formato da pietrame di piccola pezzatura e frammenti di laterizio legati con malta. Il progetto recupera in parte questa tecnologia, ma si limita ad usarla per definire i bordi laterali del viale senza estenderla a tutta la sua superficie. Vista la sua ampiezza (più di 8 ml), infatti, una pavimentazione del genere, se pur giustificata dalle tracce rinvenute sul posto e  fatta con materiali di recupero, avrebbe comunque rappresentato un elemento troppo forte nel contesto del parco, considerando anche che la sua percezione non sarebbe stata attenuata dalla “patina del tempo”.

Limitata alle fasce laterali, invece, sarà utile per raccogliere e far defluire l’acqua meteorica verso le caditoie. Il fondo della parte centrale del viale sarà costituito da terra battuta stabilizzata mediante appositi componenti, che ne favoriranno la tenuta garantendo cromie naturali e simili a quelle del terreno circostante.

I  muretti laterali, pervenutici  dalla sistemazione del XVII secolo, saranno ripuliti e conservati a testimonianza dell’assetto originario del parco.

 

E’ il nuovo viale di accesso creato nel novecento e rappresenta l’unica via percorribile dai veicoli. La sua realizzazione ha portato ad una perdita di assialità del parco e ad una marginalizzazione delle strutture seicentesche, che attualmente non possiedono un adeguato rilievo.

Di più recente realizzazione, è gravato, purtroppo, da una servitù di passo pedonale e carrabile a favore degli utenti del palazzo Rospigliosi. Questo fatto rappresenta  indubbiamente un’interferenza con la nuova utilizzazione prevista per il parco, che il progetto intende comunque limitare con l’installazione, all’ingresso, di dispositivi ad apertura automatica utilizzabili solo dal personale autorizzato. Inoltre, il fondo di questo percorso è costituito da un acciottolato formato da pietrame di media e grossa pezzatura, disposto in modo irregolare, che non favorisce la percorrenza dei veicoli

Si propone, quindi, di mantenere questo tipo di selciato e di estenderlo anche alle zone che attualmente ne sono prive. La difficoltà di percorrenza unita alla necessità di dotarsi dello strumento necessario per l’apertura del meccanismo automatico, secondo le previsioni, dovrebbe indirizzare gran parte delle persone che intendono raggiungere il palazzo Rospigliosi verso l’altro ingresso, esistente più a monte, lungo la strada per San Baronto.

Attualmente i veicoli, prima di arrivare al rettilineo viale che dai Giardinetti giunge alla piazza di Spicchio, lambiscono le strutture  del pescaione con il rischio concreto di danneggiarlo. Per questo si prevede di allontanare il percorso dal pescaione di circa 5/10 ml, così da liberare da qualsiasi interferenza quello che dovrà diventare il cuore del nuovo parco pubblico.

La deviazione è stata studiata per non compromettere la vegetazione circostante, che rimarrà inalterata, ad eccezione di un paio di arbusti privi di qualsiasi rilievo botanico.

L’incrocio fra il viale vecchio e quello nuovo è stato definito in modo da rendere ciascun tracciato immediatamente identificabile, così da mantenere i due percorsi separati e percepibili come testimonianze di epoche diverse. In questo punto poi è prevista l’installazione di alcuni dissuasori in ghisa,  necessari per evitare che qualcuno invada il viale vecchio.

La chiusura dell’accesso al pubblico dal viale nuovo e la sua riduzione ad ingresso di servizio contribuirà a restituire al viale antico la sua centralità. Inoltre, nel lembo di terra che si verrà a creare per la deviazione del percorso diagonale, necessaria per allontanarlo dal pescaione, si prevede la messa a dimora di alcuni lecci, che serviranno da barriera visiva al fine di limitarne la percezione da alcuni punti di vista privilegiati. Anche questo contribuirà a valorizzare l’originaria assialità del viale vecchio.

Questo accesso carrabile, comunque, consentirà alle persone disabili di poter fruire agevolmente del parco, così come previsto dalle vigenti norme in materia

 

Gli interventi lungo il viale nuovo saranno infine completati dall’ eliminazione di alcuni esemplari di pinus pinea , di impianto relativamente recente, irrimediabilmente compromessi da agenti patogeni.

 

Dovrà diventare il centro del parco, circondato da ampie zone pavimentate, punto di sosta privilegiato lungo il percorso longitudinale che attraversa quest’area verde.

Sulla parte muraria del  manufatto è previsto un intervento di restauro conservativo con il recupero della funzionalità idraulica della vasca,  che contempla le seguenti opere:

·        Ripulitura del fondo.

·        Ripulitura delle murature da tutta la vegetazione infestante e dalle porzioni di intonaco distaccate dal sottostante supporto e successiva reintegrazione del medesimo con materiali e tecnologie tradizionali.

·        Ripulitura e restauro puntuale della cornice in pietra arenaria, che si trova a coronamento del muro maestro dell’invaso. Essa risulta interessata da ampi sollevamenti e da lesioni diffuse, con solfatazioni, incrostazioni e muffe superficiali, oltre che da movimenti che la hanno spostata dalla propria sede originaria. Per ovviare a questi inconvenienti si interverrà con il consolidamento delle parti che tendono a sfaldarsi, mediante applicazione di silicato di etile e/o gomma fluorurata, e con il ripristino del materiale fatiscente o disancorato, mediante incollaggi con resina epossidica e staffaggi con manufatti in acciaio, oltre ad un successivo trattamento con prodotto protettivo idrofobizzante.

·        Realizzazione di un parapetto in ferro di forma semplice, da installare lungo il perimetro del manufatto per ragioni di sicurezza derivanti dall’uso pubblico dell’area.

·        Introduzione di un meccanismo di ricircolo idraulico, che preveda la riattivazione della funzione del mascherone per l’uscita dell’acqua. Il fondo e l’ampiezza della vasca di raccolta avranno dimensioni ridotte rispetto a quelle originarie, sia per motivi di sicurezza, sia per evitare pesanti interventi con malte e cementi impermeabilizzanti che altererebbero l’aspetto della struttura.

Attorno all’invaso, i due ampi percorsi che ne ripetono l’andamento semicircolare, saranno pavimentati  con un acciottolato simile a quello previsto lungo i bordi del viale vecchio. I dislivelli accentuati uniti alla concentrazione di notevoli quantità di acqua meteorica sconsigliano, infatti, di prevedere per questa zona pavimentazioni in terra battuta o materiali simili.

I due muretti laterali in pietra, resti della sistemazione seicentesca, saranno ripuliti dalla vegetazione infestante e successivamente consolidati.

Da un attento confronto  fra la cartografia storica e lo stato attuale si capisce come in questa zona l’incuria del sottobosco ed il dilavamento dell’acqua meteorica abbiano provocato, nel tempo, lievi ma significativi cambiamenti alla morfologia dei vialetti radiali che caratterizzano l’area. Partendo dalla sovrapposizione fra lo stato attuale ed il  disegno rilevato  nella mappa del 1822  (vedere per questo la tav. 3), è stato possibile individuare il limite fra i vialetti ed i singoli settori, anche là dove questo si era perso per l’invadenza del sottobosco.

Il progetto, quindi,  prevede di ridefinire l’asseto originario di questa zona mediante la finitura del fondo dei vialetti con terra battuta stabilizzata e cordonati in pietra arenaria, attenendosi al disegno ricavato dalla cartografia dei primi del XIX secolo.

Il rudere belvedere, che si trova al centro della sistemazione, versa oggi in pessimo stato di conservazione, attaccato dall’apparato radicale della vegetazione e vistosamente segnato da crepe e lesioni.  

In questo caso l’unico intervento possibile é quello di un restauro di tipo “archeologico”,  che preveda l’eliminazione delle radici degli alberi con metodi non traumatici ed il consolidamento, con la conseguente messa in sicurezza, delle strutture murarie esistenti.

Attorno alla struttura, inoltre, verrà installata una ringhiera in ferro di protezione.

 

Tutta l’area, poi,  è caratterizzata da un’eccessiva densità della vegetazione, con numerosi esemplari affermatisi per rinnovazione naturale e con diffusi casi di instabilità strutturale uniti a condizioni vegetative precarie.

 L’ipotesi progettuale che si vuole suggerire, quindi, muovendo da questa premessa,  prevede il diradamento arboreo su tutta la zona ed una copertura a prato dei singoli settori triangolari con un miscuglio oligospecificio del tipo Trifolium repens e Festuca arundinacea.

I Giardinetti assumeranno dunque l’aspetto di prato alberato, in quanto si conserveranno alcuni esemplari di pregio di Quercus ilex, Pinus pinea, Ciavardello e Acero campestre  per preservare l’effetto della doppia altezza delle chiome e consentire il passaggio della luce e la godibilità dell’area. Il diradamento lungo il lato nord orientale favorirà suggestivi scorci verso la campagna circostante ed il complesso monumentale di Spicchio,   in linea con la volontà di recuperare l’asse visivo ingresso-giardinetti-palazzo Rospiglioni.

 

Il terreno, caratterizzato da pendenze rilevanti,  è occupato da un bosco misto,chiamato “di pastura” nelle mappe storiche, la cui struttura risulta essere irregolare e stratificata con molti pini  morti o in precarie condizioni vegetative .

Dal punto di vista fitopatologico diversi esemplari sono stati colpiti da agenti di carie.

All’interno del bosco si trovano rilevanti tracce della sistemazione seicentesca, costituite da muri in pietra, che si prevede di ripulire e rendere visibili lungo sentieri pedonali e “percorsi della salute”.

In questa zona si prevedono l’eliminazione di  alcuni esemplari di Pinus pinea e Pinus pinaster, comprese le ceppaie di quelli già schiantati, ed il diradamento delle ceppaie e  delle piante esistenti.

Il progetto, inoltre, individua nel bosco misto un’area per  l’inserimento di giochi in legno per bambini, organizzati lungo la sentieristica pedonale.

 

Questa striscia di terra, compromessa dalla realizzazione del muro a retta in cemento della strada provinciale, necessita indubbiamente di un intervento di riqualificazione che la reintegri alle nuove funzioni previste per questa area verde.

Innanzitutto, lungo il bordo più esterno, verso la provinciale, verrà posta una siepe informale dalla cui base si svilupperanno arbusti ricadenti, al fine di mitigare l’impatto del paramento a retta.

Nella zona più interna, a circa tre metri dall’allineamento dell’alberata di lecci che fiancheggia il viale vecchio, è previsto l’impianto di  una spalliera di carpini, che avrà la funzione di barriera antirumore, necessaria per mitigare il disturbo che sale dalla via sottostante.

La scelta di questa essenza è motivata anche dalla tradizione storica del luogo, dato che, nella prima metà del XIX secolo, ne veniva consigliato l’utilizzo per contornare il viale diretto al palazzo di Spicchio, come risulta da una lettera del fattore Martelli del  1834.

Verrà lasciato libero lo spazio  tra la siepe informale e quella di carpino, così da delineare delle aree prative nelle quali è previsto l’inserimento di una collezione di frutti, riprendendo l’antica destinazione d’uso di questo lembo di terra ( vedere la carta dell’uso del suolo del 1822).

 

 

Per concludere, pur rimandando agli elaborati specialistici, si rendono necessarie alcune note sulla parte impiantistica del progetto.

 

E’ ovvio che sarà messo in funzione un impianto di irrigazione, alimentato da un pozzo esistente, per soddisfare le esigenze del prato, previsto nei settori geometrici dei giardinetti, e delle altre essenze di nuovo impianto, quali siepi, bordure ed alberi piantumati in sostituzione di esemplari malati o morti.

La parte idraulica sarà completata dal sistema di allontanamento delle acque meteoriche e dall’impianto di ricircolo del pescaione.

 

Per i Giardinetti è stato previsto anche un impianto di illuminazione, costituito da apparecchi illuminanti incassati nel terreno, che, tramite l’accurato dosaggio delle temperature dei fasci luminosi, creeranno le condizioni ideali per esaltare il verde delle piante e gli episodi architettonici disseminati nel parco.

1. Il nuovo ingresso (lotto B)

2. Il viale antico

3. Il viale nuovo

4. La zona del pescaione                                       (Lotto  A)                

5. I  giardinetti

6. Bosco misto  di “pastura”

7. I terrazzi fioriti